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La scomposizione del corpo di Carrozzo

di skanderbeg69 (30/04/2009 - 18:23)

Nell’ottobre del 2007, meno di due anni fa, all’ex-vicesindaco Gaetano Carrozzo venne attribuita un’espressione suggestiva: egli sarebbe stato con la testa al PD e con il cuore nel SDS.

Cuore e testa del politico tarantino abbracciano evidentemente un’ampia estensione.

La frase non è di facile interpretazione. Ad essere buoni può indicare che il PD è un partito razionale ed un investimento politico per il futuro e che SDS è un movimento passionale fondato su ideali vivaci. Ad essere cattivi, sembra che il PD sia un partito di burocrati senz’anima e che SDS sia un raggruppamento di sbandati senza cervello.

La mia curiosità è un’altra.

Oggi, aprile 2009, Carrozzo è schierato con il Popolo della Libertà, a sostegno di Domenico Rana presidente della Provincia.

Se la testa è al PD e il cuore con SDS, ad essere andato a destra cos’è? Il culo di Carrozzo...?!

 

NOTE:

(1) Cfr. COLUCCI, F., Carrozzo, la testa al PD, il cuore con SDS, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 17 ottobre 2007, pag. 2.

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CTP Taranto, servizi da sottosviluppo

di skanderbeg69 (01/03/2009 - 09:13)

Belgrado, stazione degli autobus in Zeleznicka 4, un giorno qualunque (feriale o festivo) in un’ora qualunque (mattina, pomeriggio, sera, per molti versi anche notte).

Un grande cartello elenca tutte le destinazioni interne ed estere, precisando giorni e orari di partenza. Nella biglietteria è possibile essere informati anche dei collegamenti con i piccoli villaggi di campagna e in più c’è il tabellone elettronico con l’indicazione del marciapiede di partenza (numerato). E se si vuole fare una passeggiata, c’è il deposito bagagli; se si vuole andare in bagno, il bagno c’è; se si vuole bere o mangiare qualcosa, c’è solo l’imbarazzo della scelta; se ci si vuole riparare dal freddo, c’è la sala d’attesa.

     Belgrado è forse il terminal più grande dell’ex-Jugoslavia, ma anche a Zagabria, a Sarajevo, a Budva, a Spalato, ovunque, in proporzione all’importanza della città, ci sono gli stessi servizi. Un capolinea, uno solo, da cui puoi collegarti con il resto del mondo. E soprattutto la stessa chiarezza.

Parliamo di Paesi che non fanno ancora parte della UE, che dieci anni fa erano sotto le bombe (Serbia) o in cui sono visibili i segni della guerra (Bosnia).

Veniamo a Taranto, provincia di uno Stato del G8, il cui Imperatore è convinto di essere un amministratore modello.

Il solo capoluogo, tanto per cominciare, conta almeno sei capolinea diversi (porto mercantile, discesa Vasto, via Lago di Garda, lungomare, Arsenale, Auchan, ecc.), nessuno dei quali attrezzato. A stento, in alcune fasce orarie, c’è la biglietteria o un complicato foglio con gli orari. Niente bagni per gli utenti, niente sale d’attesa (tranne il loculo del Porto Mercantile) e spesso neanche una pensilina.

Provate ad andare al capolinea di via Lago di Garda o alla discesa Vasto, ad esempio. Alla controra magari. Non c’è una mazza. Deserto.

Provate ad attendere gli autobus d’inverno in riva al Mar Piccolo, al freddo e sotto la pioggia, senza un buco in cui ripararsi. Il CTP di Taranto, da questo punto di vista, offre standard qualitativi da terzo mondo.

Nella nostra provincia, se vuoi muoverti con i pullman dell’azienda dei trasporti extraurbani, devi informarti preventivamente sulle fasce orarie (in base alle quali può cambiare il capolinea), devi procurarti i biglietti in anticipo, devi conoscere gli orari per conto tuo perché non c’è un cartello affidabile che sia uno e non devi avere problemi di prostata.

In realtà al Porto Mercantile, all’Auchan, in via Lago di Garda ci sono dei loculi con una vistosa scritta “W.C.”, ma, se provi ad entrarci, scopri che sono chiusi a chiave. Riservati al personale. Ma se non sono accessibili al pubblico – mi chiedo – che bisogno c’è di scrivere “W.C.” a caratteri cubitali...?

Ho il sospetto comunque che tali strutture possano essere dell’AMAT e non del CTP; questo vorrebbe dire che il CTP offre ancora meno ai propri utenti: neanche una pensilina.

E poi non si è mai capito perché non ci possano essere collegamenti diretti tra Taranto e gli aeroporti di Bari e Brindisi. Dipende anche dalla Regione, è vero, ma non mi pare che la Provincia sollevi il problema con particolare convinzione. Si vede che in questo periodo i politici di Provincia e Regione sono troppo presi dalle beghe di partito, dalle alleanze elettorali e dai relativi ricatti per discutere anche dei problemi reali dei cittadini.

D’altra parte il CTP è una delle tante aziende a partecipazione pubblica il cui unico scopo sembra essere quello di piazzare politicanti su poltrone dirigenziali nell’ottica delle più classiche lottizzazioni; i servizi e le attenzioni per gli utenti sono un optional.

Lottizzazione era una parola molto usata alla fine degli anni Ottanta; ultimamente è passata di moda. E’ passata di moda la parola, ma la pratica resiste eccome, nei trasporti come nella sanità e nell’igiene urbana. I partiti continuano a spartirsi le torte applicando un manuale Cencelli in cui i voltagabbana (chi passa dall’opposizione alla maggioranza) sembrano fruire di un bonus preferenziale.

Attualmente il presidente del CTP è Giovanni D’Auria (PD) e il direttore generale dell’azienda è Cosimo Rochira, ex-UDC passato con il centrosinistra.

D’altra parte, mica si possono dare consulenze da 19.992 euro a tutti.

Sarebbe bello se i dirigenti delle aziende trasporti, municipali e provinciali, consegnassero le rispettive patenti di guida ai prefetti per tutta la durata dei mandati. Costretti a usare i propri mezzi pubblici, gli stessi che magari non hanno mai preso in vita loro. Capirebbero cosa significa andare da un paese della provincia all’altro, magari in un giorno festivo.

Quelli qui in basso sono i collegamenti tra Taranto e Manduria nel periodo invernale; la pallina gialla indica i giorni feriali.

Quanti collegamenti ci sono nei giorni festivi? Zero.

E i cartelli con orari e percorsi?

Inesistenti. Anzi, no, per quanto attiene al lussuoso capolinea del Lungomare, gli orari sono affissi sulle vetrine dell’American Bar (quando è aperto). Ma bisogna saperlo per cultura personale perché nessun cartello del CTP dice di andare a guardare all’American Bar...

Alla Discesa Vasto non c’è niente di niente. L’ho detto: terzo mondo. Utenti trattati come merde.

Eppure la sedicente Carta dei Servizi 2008 del Consorzio Trasporti Provincia, all’art. 38 – Capacità di Informare, dice che: “Sulla rete servita vengono utilizzate circa n° 520 (meno male che hanno scritto “n°” altrimenti avremmo pensato che 520 fosse un ornitorinco...) fermate, tutte segnalate da apposite paline. Sulle paline saranno installati dei quadri porta orari, ove verranno segnalati gli orari di partenza o di transito. Su tutte le paline di fermata vengono segnalate notizie generali utili, compresi i recapiti telefonici aziendali”.

Chiunque viaggi con CTP sa che si tratta di balle. In tutta Taranto non ho visto una palina con “orari di partenza o di transito”.

Poi ci sono gli allegati alla sedicente Carta dei Servizi, secondo cui gli utenti (intervistati non si sa da chi e in che modo; forse il CDA ha intervistato se stesso) sembrerebbero soddisfatti dei servizi con percentuali bulgare. Basta, però, che un giornalista vada a sentire gli umori dei viaggiatori e stranamente vengono fuori solo ed esclusivamente lamentele. Gianni Svaldi sul Corriere del Giorno del 3 febbraio 2006, pag. 12:

“Per i pendolari che frequentano la stazione degli autobus di Taranto l’attesa non è piacevole: combattono tutti i giorni con disagi, sporcizia e pochi posti riparati dalle intemperie dove sedersi”.

“Di sera l’illuminazione è poca. I fari che dovrebbero illuminare la piazza sono sempre spenti”.

“Difficile e pericoloso è attraversare da un lato all’altro il terminal: non esiste un sottopoassaggio e chi lo attraversa lo fa a suo rischio e pericolo”.

L’unica cosa che si salva, per quella che è la mia esperienza, è la professionalità del personale e in particolare degli autisti: prudenti alla guida, nessun incidente, puntualissimi e cortesi quando sopperiscono con le loro risposte alla totale mancanza di informazioni.

Ma ci sono altri articoli interessanti nella Carta dei Servizi, quelli che si ispirano ai principi di eguaglianza (art. 5) e imparzialità (art. 6).

Visto che ci si ispira a principi di eguaglianza e di imparzialità, come mai alcune società sportive possono viaggiare gratis con i mezzi del CTP ed altre non possono utilizzarli neanche pagandoli? Chi stabilisce i privilegi?

 

NOTE:

La foto della stazione degli autobus di Belgrado è tratta da www .promobile.rs; i collegamenti tra Taranto e Manduria sono tratti dall’opuscolo informativo del CTP di Taranto.

Tag: ctp

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Il soldato nero di Lino Conte

di skanderbeg69 (25/02/2009 - 18:53)

      Chi è Lino Conte?

Un autore di teatro in vernacolo – risponderebbe qualcuno.

Il cognato del presidente della Provincia, Gianni Florido – risponderebbe qualcun altro.

Uno staffista dell’Amministrazione Provinciale – è un’altra possibile risposta.

Uno che è staffista nell’Amministrazione Provinciale in quanto cognato del presidente Florido – potrebbe essere una deduzione prima ancora che una risposta.

Un poeta ammiratore di Giancarlo Cito – è un’altra risposta. Esatta.

Come... un poeta...?! Ammiratore di Giancarlo Cito...?! Ma parliamo della stessa persona, dello stesso Lino Conte, dello staffista di un’amministrazione di centrosinistra che si estende fino a Rifondazione Comunista (compresa)?

Ebbene sì, ahimè.

Il Lino Conte che esalta il neofascista Cito e quello che si riscopre progressista sono la stessa persona. Sono gli strani fenomeni del trasformismo, peraltro ben noti anche al cognato presidente, l’uomo che nega i pullman alla Nati a Taranto Volley e che nei primi anni del decennio era talmente vicino a Forza Italia da aver piazzato un proprio uomo, Gianni Fabrizio, nella giunta Di Bello.

Pochi anni prima, nel 1995, l’allora sindaco Giancarlo Cito “vantava” già 5 precedenti penali, nonché un rinvio a giudizio per concorso esterno in associazione mafiosa e aveva già reso dichiarazioni del tipo “Se oggi volete chiamare fascismo la mia ferrea volontà di cambiamento, allora evviva il fascismo” (La Gazzetta del Mezzogiorno, 7 dicembre 1993), “Bisogna prendere a calci nel sedere i tossicodipendenti” (La Gazzetta del Mezzogiorno, 17 dicembre 1993), “Saranno fatte delle retate di extracomunitari” (La Gazzetta del Mezzogiorno, 10 marzo 1995), “A Villa Peripato non potranno entrare né zingari, né negri, né extracomunitari” (La Gazzetta del Mezzogiorno, 15 luglio 1995).

Ecco, fu proprio in occasione della riapertura della Villa Peripato, ossia la circostanza in cui Cito esprimeva il concetto (assai poco progressista) che zingari, “negri” ed extracomunitari non avrebbero potuto entrarci, che – come leggiamo dal Quotidiano del 16-17 luglio 1995, pag. I – “Lino Conte dei Fliaci con la voce rotta dalla commozione recita una poesia con accompagnamento musicale”.

La poesia è questa (riportata su Qui Taranto n. 2, lug-ago 1995):


“TARDE NUESTRE”

di Lino Conte
dedicata al Sindaco di Taranto, Giancarlo Cito

Dope tand’anne ca ‘stu povere Paise nuèstre
à navegate indr’ò degrade e indr’a’ munnezze
dopo tand’anne ca ne l’avevene ascunnùte
rète a ‘nu recinde fatte de lamiere
addò manghe chiù ‘u sole allucescève
òsce finalmente
à turnate a resplendere ‘na stelle.
Avenite avenite gende
avenite tarandìne e furestiere
no le sendìte le cambane a feste
tremendìte ce splendore e ce bellezze
tremendìte quande jè belle
TARDE NUESTRE
Nah pùre ‘u sole già ste ride
le stelle e a lune
stonn’a brillene indr’ò ciele
le serene a mare stonn’ à fanne feste
piccè à resuscetate
TARDE NUESTRE
Ma ci je’ c’à fatte ‘stu merachele?
Ci je’ c’à n’à date questa gioje?
Ci je’ c’à indr’ò còre n’appezzecate questo fuec?
‘U merachele l’à fatte ‘nu SULDATE
ca vòlacchianne bene ‘a Terra sòje
‘nu SULDATE ca ‘mbitte tène ‘u còre ca le batte forte
‘nu SULDATE curaggiùse fiere e ardite
‘nu SULDATE ca se chiame
GIANCARLO CITO

Traduzione: Dopo tanti anni che questo nostro povero Paese /ha navigato nel degrado e nella spazzatura /dopo tanti anni che ce l’avevano nascosta /dietro un recinto fatto di lamiere /dove non splendeva più neanche il sole /oggi finalmente / è tornata a risplendere una stella. / Venite, venite, gente / Venite, tarantini e forestieri /non le sentite le campane a festa? / Guardate che splendore e che bellezza /guardate quant’è bella / Taranto nostra. / Nah, pure il sole già ride /le stelle e la luna / brillano nel cielo /le sirene a mare fanno festa /perché è resuscitata / Taranto nostra. /Ma chi è che ha fatto questo miracolo? / Chi è che ci ha dato tanta gioia? /Chi è che dentro il cuore ci ha acceso questo fuoco? / Il miracolo l’ha fatto un soldato / che vuole bene alla sua terra / un soldato che in petto ha un cuore che batte forte / un soldato coraggioso, fiero e ardito / un soldato che si chiama / GIANCARLO CITO

 

NOTE:

La foto di Lino Conte è tratta da “La Gazzetta del Mezzogiorno”, ediz. di Taranto, 14 ott 2006, pag. 15; l’articolo Ecco la Villa di Giancarlo Cito “dove entra solo chi è in regola” è tratto dal “Quotidiano”, ediz. di Taranto, 16-17 lug 1995, pag. I; la foto di Giancarlo Cito è tratta da BIANCHI, S., Geometra Cito, Sindaco di Taranto, Kaos Edizioni, Milano, 1996; la poesia di Lino Conte è tratta da “Qui Taranto”, n. 2, lug-ago 1995.

Tag: taranto,politica

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Call center, il PDL è dalla parte dei rompicoglioni

di skanderbeg69 (13/02/2009 - 22:08)

L’attività dei call center si può ricondurre a due filoni fondamentali: inbound e outbound. In termini più banali, gli operatori dei call center possono ricevere telefonate (inbound) e possono farle (outbound).

Quando, ad esempio, vogliamo informazioni sulla bolletta dell’ENEL oppure sulla pensione della nonna oppure su un prodotto che non funziona, di solito ci rispondono da un call center (inbound).

Invece, le telefonate outbound sono, in gran parte, quelle dei rompicoglioni che ci chiamano a tutte le ore del giorno per proporci di cambiare gestore telefonico, per parlarci dei prodotti finanziari di una certa banca, per venderci mobili. Tranne nel caso in cui abbiamo prestato esplicito consenso o tranne nel caso in cui abbiamo autorizzato le Pagine Bianche a pubblicare il simboletto della cornetta accanto al nostro recapito, questo genere di telefonate è illegale, fuorilegge al 100%.

E’ fuorilegge lo stesso trattamento dei nostri dati da parte di questa gente.

Ma i call center, i teleseller e soprattutto i loro mandanti se ne fregano e costringono i poveri ragazzi con le cuffiette (non ce l’ho con loro, sia chiaro) a violare scientemente e sistematicamente il Codice sulla Privacy e le disposizioni dell’Autorità Garante. Due articoli di Repubblica, che si è servita anche di un “infiltrato”, hanno confermato che i responsabili dei call center impongono ai propri dipendenti di violare la legge e con le disposizioni del Garante si puliscono il culo.

Difendersi non è facile perché questi rompicoglioni (ripeto: non gli operatori, ma i loro mandanti) usano numeri non visibili, riattaccano quando si mette male e forniscono informazioni false. Se scrivi al Garante per la Privacy segnalando l’episodio (e noi dobbiamo scrivere al Garante segnalando ogni singolo episodio!), loro negano: quella telefonata non l’abbiamo mai fatta.

Di fronte ad un fenomeno del genere, un governo responsabile non dico che dovrebbe bombardare i call center, ma quanto meno imporrebbe leggi più serie o fornirebbe all’Autorità Garante più potere e più strumenti per sradicare questo squallido andazzo e per proteggere la privacy dei cittadini. Sì, ci sono cose più gravi nella vita, ma quello che irrita è la sfacciataggine e la strafottenza con cui le leggi vengono violate. Certi rapinatori sono meno arroganti.

Invece il governo Berlusconi fa tutto il contrario. Il decreto mille-proroghe, già licenziato dal Senato, consente ai call center di usare fino al 31 dicembre 2009 tutti i numeri di telefono acquisiti (anche illegalmente, soprattutto illegalmente) prima del 2005.

E’ interessante questa sospensione temporanea del diritto. Già per i manager Alitalia e per il commissario straordinario Fantozzi venne creato per decreto un assurdo “scudo” che esonerava costoro da responsabilità civili e amministrative. E sempre per la nuova Alitalia sono state sospese per tre anni le garanzie antitrust garantendo agli sciacalli della CAI un parziale monopolio.

      Ora si consente ai call center di violare le leggi sulla privacy, usando numeri acquisiti illegalmente e chiamando persone che hanno espressamente negato il consenso per tali chiamate, fino al 31 dicembre. Ma siamo davvero una repubblica delle banane? Attendiamo che il governo sospenda per due mesi le leggi che puniscono lo stupro e poi... forza uagnù, pe’ ddo’ mìse rashkàme cu’ ‘a prima ca acchiàme mminz’ ‘a strada!

Si dice: beh, l’attività outbound dei call center impegna 70mila lavoratori che vanno tutelati. E che cazzo vuol dire? Allora bisognava legalizzare anche il contrabbando di sigarette; pure quell’attività sfamava migliaia di famiglie italiane. Anzi, mentre i contrabbandieri almeno offrivano un servizio e lo offrivano solo a clienti consenzienti, i call center impongono soltanto disturbo.

I senatori pugliesi che hanno approvato il decreto che consentirà ai call center di violare la nostra privacy più di prima e meglio di prima, anche senza il nostro consenso, sono: Adriana Poli Bortone, Antonio Azzollini, Rosario Costa, Carmelo Morra, Francesco Maria Amoruso, Pasquale Nessa detto Lino, Salvatore Mazzaracchio, Michele Saccomanno, Luigi Grillo, Simonetta Licastro Scardino, Luigi D’Ambrosio Lettieri, Cosimo Gallo.

Segnatevi i loro nomi e ricordatevi di loro sia quando i rompicoglioni vi sveglieranno dalla pennichella per proporvi di passare a Vodafone e sia, soprattutto, alle prossime elezioni.

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Influencer, arrivano i vandali

di skanderbeg69 (06/02/2009 - 11:23)

Non bastavano gli implacabili volantini delle famigerate società finanziarie, che, come avvoltoi pronti ad avventarsi sulle carcasse, sono cresciute e continuano a crescere come funghi in questi tempi di crisi.

A sporcare i marciapiedi della città adesso contribuisce anche la campagna pubblicitaria dei sedicenti Influencer.

Alcune strade del centro, quelle a più alta concentrazione di negozi, sono state tappezzate di manifesti adesivi con scritte del tipo “Stiamo lavorando per individuare l’Influencer”.

      Beh, l’intento di suscitare curiosità è stato certamente raggiunto e allora, anche per ridimensionare il mistero, spieghiamo di cosa si tratta. Dopo l’affissione dei manifesti, alcuni operatori avrebbero fatto visita ai commercianti lasciando loro una specie di kit informativo. Dietro Influencer c’è una banale campagna di marketing che vorrebbe migliorare le potenzialità di vendita dei negozi attraverso un’analisi più accurata dei prodotti venduti, di quelli richiesti e dei gusti dei clienti. Pare che si possa anche creare una rete di negozi che aderiscono a questa iniziativa. Insomma, marketing d’ordinaria amministrazione. Qualunque commerciante accorto potrebbe farsele da solo queste analisi di mercato senza regalare soldi ai venditori di fumo.

Il punto è un altro. Io non sono sicurissimo che questi manifesti attaccati ai marciapiedi ed ai tombini siano pienamente regolari. Per affiggere un manifesto è necessario pagare una tassa al Comune; né credo che il Comune possa autorizzare il deturpamento del proprio suolo. Questi manifesti adesivi, o pezzi di questi manifesti adesivi, resteranno per terra per chissà quanto tempo. E non è un bel vedere.

Ma c’è di più. La campagna pubblicitaria è stata completata con adesivi, questi certamente abusivi, applicati ai muri, ai cassonetti, in luoghi di interesse archeologico (come l’ingresso delle tombe a camera di via Sardegna), sui pali e – incredibile – sulle macchine parcheggiate!

Ebbene sì, alcuni nostri concittadini si sono ritrovati con l’adesivo di Influencer sullo specchietto retrovisore o sul cofano...

Sarà stato un abuso degli attacchini, direte.

Non credo. Cosa c’è scritto sugli adesivi? C’è scritto: “...E se in quest’auto ci fosse l’Influencer?” Questo significa che chi ha prodotto gli adesivi lo ha fatto con la precisa intenzione di farli applicare sulle automobili. A questo punto non si tratta più di una campagna di marketing, ma di un’azione teppistica.

Domande.

Possono i commercianti fidarsi di un’azienda che sporca in questo modo marciapiedi e mezzi privati?

Possono fidarsi di chi subordina il decoro della città ai propri biechi interessi economici?

Chi non rispetta le norme del buon vivere civile (e probabilmente evade le tasse di affissione) saprà rispettare i contratti stipulati con i commercianti?

Io propongo ai commercianti di boicottare quest’azienda di teppisti ed ai miei concittadini propongo il boicottaggio dei commercianti che aderiranno alla proposta di marketing degli Influencer.

Andassero a sporcare altrove.

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Quel che conta è la chiarezza

di skanderbeg69 (04/02/2009 - 12:26)

Questo cartello è visibile in via Salinella, presso l’Ufficio Tributi di Taranto. Come è noto, i tributi locali sono più di uno; i principali sono ICI e TARSU.

Nelle cartelle esattoriali l’indirizzo dell’Ufficio Tributi è via Salinella, ma in questa via c’è soltanto lo sportello dell’ICI. Opportunamente, quindi, è stato affisso un cartello per indicare ai cittadini l’ubicazione dell’Ufficio TARSU, a pochi metri di distanza, in via Plinio.

La meritoria iniziativa di affiggere un cartello, però, è un po’ compromessa dalle frecce: una è dritta verso sinistra, l’altra ruota verso destra. E’ chiaro dove bisogna andare, no?

A me ricorda un po’ i giochi della Settimana enigmistica.

Tag: taranto,burocrazia

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Non è reato

di skanderbeg69 (14/01/2009 - 21:10)

La sindacalista che avrebbe indotto un minore a scrivere sui muri dell’ILVA “Riva assassino” (all’indomani dell’ennesimo incidente mortale nello stabilimento) è stata assolta. Il fatto non costituisce reato.

Respinta anche la richiesta di maxi-risarcimento dell’imprenditore (che figura da pezzente; con tutti i milioni che ha. “Pezzente” si può scrivere, no? A questo punto...).

La sindacalista dovrà soltanto pagare una multa di 60 euro per concorso in imbrattamento, la qual cosa è abbastanza singolare. E per le porcherie provenienti dalle ciminiere dell’ILVA che quotidianamente imbrattano i nostri quartieri e soprattutto i nostri polmoni, quanto ci deve risarcire il padrone delle ferriere?

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Italian Sud Est

di skanderbeg69 (07/12/2008 - 10:53)

Italian Sud Est è il titolo di un film-documentario centrato sulle mitiche linee ferroviarie pugliesi.

Chi ha fatto il boy-scout, in particolare, ma chiunque abbia viaggiato in modo “spartano” lungo la Puglia meridionale sa che i trenini delle Ferrovie Sud Est non sono un semplice mezzo di locomozione. I trenini della Sud Est sono uno stile di vita, sono l’emblema dello slow travel, sono un fine più che un mezzo, sono una fabbrica di emozioni e di sensazioni.

La scrittrice Giovanna Bandini ha scritto che i due vagoni di quel vettore sono “un treno che chi non ha preso non può credere che esista”. [1]

I treni della Sud Est arrivano dove le Ferrovie dello Stato (poi divenute Trenitalia perché Ferrovie dello Stato sa troppo di veterostatalismo; quando, però, bisogna salvare il culo a manager bancari inetti, allora lo Stato serve) non possono arrivare. I treni della Sud Est hanno suoni e tempi particolari. Magari i tempi più dilatati non faranno la felicità dei pendolari, ma introducono i viaggiatori per diletto in una dimensione di viaggio diversa e più rilassata.

      Soltanto in quel magnifico mosaico di genti e di colori che è la Vojvodina, tra la città serba di Subotica e quella ungherese di Szeged, mi capitò di prendere un trenino simile, più malmesso ma altrettanto suggestivo. Procedeva a passo d’uomo, accoglieva contadini e contrabbandieri di sigarette e tutti sorridevano quando il treno si fermava qualche minuto per un guasto in piena campagna.

Capitava più d’una volta.

I serbi lo chiamano affettuosamente treno delle galline”, per rimarcare il suo carattere bucolico. Anche il biglietto, un minuscolo cartoncino marrone, era abbastanza arcaico.

Delle Ferrovie Sud Est ricordo, invece, un controllore che, terminata la verifica dei biglietti al gruppo scout di cui facevo parte, prese una delle nostre chitarre e cantò con noi fino alla fermata successiva.

Ricordo l’efficiente servizio navetta tra Lecce e Melpignano in occasione della notte della Taranta. Caldo e umidità infernali nei vagoni, ma già un’atmosfera che introduceva all’evento.

      Ricordo la discesa da Taranto a Martina Franca, che una rivista di viaggi, Meridiani se non erro, indicò quale esperienza turistica consigliata. Attenzione: non un generico percorso tra Martina Franca e Taranto, ma proprio lo specifico viaggio nel trenino Sud Est, in virtù dei panorami naturali che era in grado di offrire: prima le colline dei trulli e poi, all’improvviso, il Mar Piccolo di Taranto. Ecco perché dico che quei trenini sono un fine oltre che un mezzo.

Le squadre di pallavolo pugliesi usano automobili o pullman, ma da spettatore mi è capitato più di una volta di vedermi la strada sbarrata dal passaggio a livello che consentiva il passaggio del trenino arancione o azzurro (sulla strada per Oria, se ben ricordo, e nei pressi di Nardò).

Qualche mese fa ho letto che sulla tratta Bari-Noicattaro è comparso un nuovo modello di vagone chiamato “Nicolaus” (tecnicamente ATR-200, di fabbricazione polacca).

Il motore è sempre diesel, ma la marcia è più fluida e senza strappi. Ci sono i ganci per le biciclette ed i bagni per i disabili (e questo è buono); poi ci sono poltrone morbide e l’aria condizionata. Entro il luglio del 2009 arriveranno altri 23 esemplari acquistati dalle Ferrovie Sud Est e l’obiettivo è di sostituire gradualmente le vecchie vetture, in particolare sulla linea Bari-Taranto. [2]

E’ il progresso. Se non ci fosse, saremmo ancora fermi all’età della pietra, ai vestiti fatti di pelle di animali e ai capi-tribù che non conoscono la separazione tra il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiz... Ehm... Vabbè, lasciamo perdere.

E’ il progresso, quindi. Che bellezza.

Però sono sicuro che quando salirò su uno di ‘sti Nicolaus, la mente tornerà indietro nel tempo, il cuore sussulterà come i vecchi locomotori Breda anni Sessanta e i minuti recuperati grazie alle nuove tecnologie li spenderò in stazione fermandomi a guardare indietro i binari su cui i vecchi trenini Sud Est procedevano lentamente tra ricordi indelebili.

 

NOTE:

(1) BANDINI, G., Incantatori, in AA.VV., Mordi e fuggi. 16 racconti per evadere dalla Taranta, Manni, San Cesario di Lecce, 2007, pag. 117.

(2) Cfr. SCAGLIARINI, M., Sulle Sud-Est c’è Nicolaus, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 16 luglio 2008, pag. 10.

Le foto in alto è tratta da www.fseonline.it.

Tag: taranto,lecce

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La città di Chernobyl è pronta ad accogliere i bambini di Taranto

di skanderbeg69 (13/11/2008 - 05:50)

E’ indubbiamente ammirevole l’iniziativa promossa dal sindaco di Chernobyl, Konstantin Myronenko. La città ucraina è pronta ad ospitare per l’imminente inverno circa 200 bambini di Taranto grazie ad un progetto di accoglienza al quale hanno aderito altrettante famiglie.

Il sindaco ha spiegato che la città di Chernobyl non vuole restare indifferente di fronte al disagio della popolazione di Taranto, una delle aree più inquinate del mondo.

Su Taranto grava il 92% della diossina italiana (il triplo di Seveso), il 49% del Mercurio, il 95% di Ipa, il 32% di Benzene, il 67% del Piombo, il 13% dell’Arsenico. Tutte sostanze cancerogene.

Lo segnala anche il Corriere della Sera del 21 ottobre scorso, che riprende con un po’ di ritardo dati ben noti alle associazioni ambientaliste locali.

Un ragazzo tarantino di 13 anni ha contratto una malattia, un tipo di cancro, che si riscontra soltanto in fumatori adulti ed incalliti. Questo piccino non si è ammalato per caso; è stato avvelenato dalle fabbriche cittadine.

E’ successo un casino per le mozzarelle di bufala campane l’anno scorso; qua c’è una situazione drammatica e ben peggiore con tumori in aumento, capi di bestiame abbattuti e modificazioni genetiche nelle persone e nessuno batte ciglio. Quasi nessuno: per fortuna ci sono alcune associazioni ambientaliste come Legambiente e soprattutto Peacelink.

Un po’ inerme la politica. Chissà. Sarei curioso di leggere i bilanci dei partiti, in particolare la voce relativa ai finanziamenti volontari degli imprenditori. Soprattutto di certi imprenditori.

Comunque, questa non è l’ora delle polemiche, ma è l’ora della solidarietà.

     L’iniziativa di accoglienza dei 200 bambini di Taranto è ben sostenuta dalle autorità ucraine, in stretto contatto con quelle pugliesi. L’oncologo Vassily Karkov collabora con l’associazione Un ponte per Taranto e spiega al nostro blog:

“I bambini tarantini vivono in una zona fortemente contaminata; sottrarli, sia pure per tre mesi, ad un ambiente dannoso per la loro salute può contribuire a migliorarne le condizioni ed anche l’umore.

Noi crediamo che l’aria di Chernobyl, il sole dell’inverno ucraino ed una alimentazione più sana, centrata sulla frutta e sulla verdura coltivate nelle nostre campagne, possano migliorare le difese immunitarie di questi bambini riducendo i rischi di contrarre malattie derivanti dall’inquinamento.

Il nostro presidente Viktor Yushenko non ha proprio un’immagine rassicurante per chi teme gli effetti della diossina, ma pazienza. [1]

Oltre alle cure mediche e all’alimentazione più sana, vogliamo circondare questi fanciulli anche di affetto; per questo le nostre famiglie ospitanti saranno affiancate da un’equipe di psicologi e di assistenti sociali altamente qualificati”.

Conclude il sindaco di Chernobyl:

“L’accoglienza temporanea dei bambini di Taranto è utile, ma da sola non basta. Oltre alla sfortuna della contaminazione, sappiamo che questi bambini devono confrontarsi con istituzioni ancora molto arretrate. In Italia le politiche ambientali sono lacunose, in ritardo rispetto a Paesi più sviluppati. L’avidità criminale di imprenditori senza scrupoli non conosce limiti e subordina la salute al profitto; l’ignavia o la malafede dei politici fa il resto.

D’altra parte, il vostro ministro per l’Ambiente di sinistra, Alfonso Pecoraro Scanio, è indagato per associazione per delinquere e corruzione in relazione ad alcuni imprenditori che si occupavano di smaltimento dei rifiuti. E la Sinistra Arcobaleno ha avuto la sfacciataggine di imporlo come capolista in Puglia (in Campania era impresentabile nel periodo della monnezza)... Per fortuna gli elettori di sinistra sono meno coglioni di chi seleziona i candidati e quel personaggio è rimasto con un pugno di mosche.

Il vostro ministro per l’Ambiente di destra è Stefania Prestigiacomo, che recentemente ha sostituito i tecnici della commissione incaricata di decidere sulla concessione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) all’ILVA con tecnici di propria fiducia, che dunque risponderanno al governo e non alla coscienza. Azzerato senza (apparente) motivo il lavoro di mesi; il nuovo referente per la concessione dell’AIA è l’ingegner Bonaventura Lamacchia, un pluripregiudicato (false fatturazioni, ricettazione, falso in bilancio, falso ideologico, evasione fiscale, bancarotta fraudolenta, tentata estorsione). Questa è la gente che starebbe facendo del bene al vostro Paese e cercherebbe di cambiarlo in meglio...

Nel frattempo Emilio Riva è entrato nella CAI, la cordata di sciacalli dell’Alitalia carichi di precedenti penali e di conflitti d’interessi. Ma la sostituzione dei tecnici della commissione è solo una coincidenza...

Invece di chiudere le fabbriche nocive, i vostri politici ostacolano le commissioni scientifiche oppure mantengono i limiti di legge per le sostanze inquinanti a livelli graditi agli avvelenatori. Incredibile. Siete proprio nel terzo mondo...

Ma qui si ferma il nostro compito. Noi, da Chernobyl, possiamo soltanto regalare un sorriso ai bambini tarantini mettendo loro a disposizione una terra meno inquinata e l’aria salubre del nostro cielo”.

 

NOTE:

Il volto di Viktor Yushenko è sfigurato da cloracne a seguito di un presunto tentativo di avvelenamento alla diossina.

Le foto di Chernobyl sono tratte da http://uk.wikipedia.org.

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Coincidenza o malizia?

di skanderbeg69 (15/10/2008 - 20:41)

L’immagine qui sopra è tratta dall’edizione pugliese di Repubblica del 26 settembre scorso (pag. VII) e l’articolo riguarda un “borseggiatore seriale” che a Bari ha derubato quattro signore in una settimana. “Educato e ben vestito” lo descrivono le cronache. Fin qui quasi nulla di strano.

Nella foto, inoltre, si vede chiaramente una volante della polizia con la didascalia: “I controlli della polizia: sospetti su un pregiudicato”.

Ed ecco la stranezza: la volante non si trova affatto nel quartiere Picone a Bari, dove operava il borseggiatore seriale, bensì a Roma, in largo Febo, davanti all’hotel Raphael.

I lettori più giovani forse ignorano cosa sia l’hotel Raphael e cosa abbia rappresentato per la politica italiana nella Prima Repubblica. Il lussuoso albergo alle spalle di piazza Navona era il domicilio romano di Bettino Craxi, defunto leader del PSI e simbolo della corruzione scoperchiata dall’epica inchiesta Mani Pulite. Craxi ha subìto due condanne definitive: 5 anni e 6 mesi per corruzione (processo ENI-SAI) e 4 anni e 6 mesi per le mazzette della Metropolitana Milanese. Altri processi, per i quali vi erano state condanne in primo e in secondo grado, sono stati archiviati per il sopraggiunto decesso del segretario, latitante (non esule) in Tunisia.

       Solo una casta immorale e in malafede ha tentato e tenta di riabilitare Craxi proponendo per lui funerali di Stato ed esaltandolo quale vittima di persecuzioni giudiziarie e grande statista di caratura internazionale (solo perché fece scappare i terroristi che sull’Achille Lauro avevano buttato a mare un cittadino americano sulla sedia a rotelle).

Il piazzale dell’hotel Raphael è quello in cui una folla di cittadini irritati per la decisione del Parlamento di negare l’autorizzazione a procedere lanciò monetine sul politico socialista nel corso di una dimostrazione spontanea. Formidabili quegli anni; formidabile quella breve primavera morale.

Come mai Repubblica, parlando di un “borseggiatore seriale” e dei “sospetti su un pregiudicato” utilizza proprio la foto di una volante nei pressi dell’hotel Raphael...?

Coincidenza o malizia?

In ogni caso, direi che la foto non stona.

Tag: politica

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Sciopero dei vigili urbani a Taranto. Ma non se ne accorge nessuno...

di skanderbeg69 (26/09/2008 - 17:38)

Confermato e attuato lo sciopero dei vigili urbani di Taranto.

Il 26 settembre, senza i rigorosi controlli della polizia municipale, in città è stato il caos: motociclisti senza casco con intere famiglie sul sedile, corsie riservate agli autobus continuamente violate da auto private, parcheggi per i disabili occupati, cacate dei cani impunemente sui marciapiedi, auto parcheggiate in doppia e tripla fila, autisti con cellulari attaccati alle orecchie ed un uso delle segnalazioni acustiche che sembrava di stare al concerto del primo maggio.

Insomma, tutto come sempre.

Tag: taranto,vigili

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Emilio Riva nella cordata Alitalia

di skanderbeg69 (01/09/2008 - 20:49)

C’è anche il padrone delle ferriere nella cordata che tenta di salvare l’Alitalia. Il proprietario dell’ILVA di Taranto, Emilio Riva, figura nel gruppo di imprenditori intenzionati ad investire circa un miliardo di euro per assicurarsi la parte sana della compagnia di bandiera italiana. La parte marcia, i settori in perdita, resteranno orfani. O più probabilmente resteranno a carico della collettività. E’ bello fare i salvatori della patria così...

Ormai, sui voli Alitalia, la proposta di scegliere tra “snack or cake?” era la spia irreversibile della drammaticità della condizione della compagnia. Un toast tre centimetri per tre, in alternativa a due biscottini, offerto per pranzo ai passeggeri mentre altre linee aeree ti riempiono il vassoio di primo, secondo, contorno, frutta e dolce (menzione particolare per la prelibatezza del menu El Al, addolcito dalla baklava finale). Anche il livello di educazione di hostess e steward iniziava a perdere colpi ultimamente.

Ma ora tutto cambia.

       Con Emilio Riva le fusoliere dei vettori Alitalia saranno prodotte direttamente nello stabilimento ILVA. Le maschere per l’ossigeno saranno distribuite a tutti i passeggeri, senza che vi siano emergenze, e saranno indossate per tutta la durata del volo in modo tale da proteggersi dalla diossina.

Su ogni aereo, l’equipaggio sarà affiancato da una speciale unità di pompe funebri, pronte ad assicurare un tempestivo intervento in occasione di eventuali incidenti sul lavoro.

Novità anche sul piano dell’estetica. Gli aerei della flotta tricolore saranno tutti ridipinti a mano dall’artista Walter Scotti, che in questo modo porterà in cielo la mostra personale intitolata “Magico Sud”, a beneficio dei piccioni.

L’ultima innovazione riguarda le classi economiche individuate per i passeggeri. Ogni aereo Alitalia sarà suddiviso in tre settori: l’accogliente Business Class, dotata di ampi sedili in pelle e di ogni comfort; l’Economy Class per i passeggeri più attenti alle esigenze del portafoglio; infine la LAF Class per i viaggiatori ed i membri dell’equipaggio iscritti ai sindacati più rompicoglioni.

 

NOTE:

La foto dell’aereo è tratta da www .alitalia.com, quella di Emilio Riva da www.tarantosociale.org.

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Il paradiso dei serbi

di skanderbeg69 (17/08/2008 - 12:10)

La Gazzetta del Mezzogiorno ha un inviato in Kosovo che da alcuni giorni sta trasmettendo articoli sul lavoro dei militari italiani in quella regione.

Oggettivamente credo che si possa riconoscere ai soldati italiani impegnati nei Balcani una grande professionalità ed un approccio particolarmente sensibile ai problemi ed alle popolazioni di quelle terre. E’ l’Unmik, non sono certo loro i responsabili della gestione subdola ed esasperante della questione kosovara.

Quello che mi fa inorridire è un articolo dal titolo “Io serbo felice tra gli albanesi del Kosovo” (Gazzetta del Mezzogiorno, 1^ agosto 2008, pag. 9).

Non so quali interessi abbia la Gazzetta del Mezzogiorno in Albania, ma un titolo del genere e, in parte, un articolo del genere fanno veramente rizzare i capelli. Non metto in dubbio che l’inviato sia effettivamente riuscito a individuare l’unico “serbo felice tra gli albanesi del Kosovo”, ma far credere attraverso titoli fuorvianti che in questo momento la convivenza tra i serbi sopravvissuti in quella regione e la maggioranza albanese sia idilliaca mi pare veramente un oltraggio al buon senso.


La stessa presenza dei soldati italiani, che circondano i villaggi, i quartieri, i monasteri serbi e scortano i cittadini slavi del Kosovo testimonia quanto sia drammatica la situazione. Senza queste protezioni dilagherebbero i massacri e le devastazioni da parte degli albanesi. Nel marzo 2004 se ne è avuta una sanguinosa dimostrazione.

Piuttosto, sarebbe stata utile un’ulteriore riflessione su questo primo caso di ricettazione geopolitica: una regione rubata ad uno Stato e ceduta ad un altro, nato per l’occasione e retto, peraltro, da un delinquente.

Ma questo è chiedere troppo.

 

NOTE:

La foto di una delle chiese serbe distrutte nel pogrom del 2004 è tratta dal sito www.kosovo.net, la cui lettura dimostrerà quanto siano felici i serbi del Kosovo...

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Il ponte misterioso

di skanderbeg69 (14/08/2008 - 14:17)

La Polizia Municipale di Taranto ha deciso di installare in città dei pannelli con indicazioni utili per gli automobilisti.

Per compassione verso i vigili urbani evito in questa sede di esprimere un giudizio generale sul loro operato, così zelante quando si tratta di multare auto in divieto di sosta (a condizione che il proprietario sia a debita distanza) e così indifferenti quando intere famiglie da quattro persone (tutte rigorosamente senza casco) transitano su un motorino sotto i loro occhi. Lasciamo perdere e torniamo ai pannelli.

In effetti, il centro di Taranto ha una forma strana, a imbuto, con una strozzatura all’altezza del ponte girevole che unisce città nuova e città vecchia; quando il traffico è intenso o il ponte è aperto, è opportuno saperlo in anticipo e prendere la direzione del ponte Punta Penna, bypassando l’ingorgo.

Ho avuto, tuttavia, un moto di orrore quando ho letto sul pannello: “Rallentamenti sul ponte S.Egidio per lavori”.

Io, che pure sono di Taranto, mi sono chiesto: quale cacchio è il ponte Sant’Egidio?! Esiste a Taranto un ponte che si chiama Sant’Egidio...?

E ho dovuto riflettere a lungo prima di ipotizzare che il ponte “S.Egidio” potesse essere quello che unisce Tamburi e Città Vecchia. E, come me, credo che il 99,9% dei cittadini di Taranto siano soliti indicare quel ponte con il nome di “ponte di pietra”.

Alzi la mano, inoltre, chi è solito definire ponte “San Francesco di Paola” quello che universalmente è noto come “ponte girevole”.

E chi sa dove si trova il ponte “Aldo Moro”?

Tra i due seni Mar Piccolo; ma tutti lo chiamiamo “ponte Punta Penna”.

Se i pannelli servono ad inviare messaggi comprensibili ai cittadini, dovrebbero usare le terminologie conosciute ed usate dai cittadini stessi. Se, invece, si vuole dare sfoggio di burocratese e di un linguaggio noto soltanto alla casta dei tecnici e degli addetti ai lavori (come spesso avviene in Italia), allora va benissimo parlare di ponte Sant’Egidio.

Così come – a questo punto - gli altoparlanti delle stazioni fanno bene a dire che i vagoni di prima classe sono “ubicati” al centro del treno.

Ubicati...

Sia chiaro, però, che in questi casi si tratta di servizi non rivolti ai cittadini ma all’esaltazione della propria saccenza e di una lingua formale ed irritante, come opportunamente rileva il giornalista Beppe Severgnini:

 

“In privato, parliamo rapido e ci capiamo in fretta. In pubblico pensiamo ricamato, e ci esprimiamo per arabeschi. Parlare difficile, per molti, è un motivo d’orgoglio: indica una casta, una competenza, lunghi studi. Non importa se chi ascolta o chi legge non capisce”. (1)

 

Tornando ai pannelli della Polizia Municipale di Taranto, una buona soluzione sarebbe quella di usare entrambe le denominazioni: quella ufficiale e burocratica (ponte S.Egidio) e quella gradita e utile al 99,9% degli automobilisti, magari fra parentesi (ponte di pietra).

Ma l’applicazione di soluzioni pratiche e di buon senso nella pubblica amministrazione è un’operazione tutt’altro che semplice.

 

NOTE:

(1) SEVERGNINI, B., La testa degli italiani, Rizzoli, Milano, 2005, pag. 213.

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Le ultime parole famose

di skanderbeg69 (06/08/2008 - 19:16)

    Cogliere le contraddizioni e le incoerenze di un personaggio come Walter Scotti è come sparare sulla Croce Rossa, ma questa volta non riesco a trattenermi. Il fatto è che il pittore tarantino tende a usare la penna più spesso del pennello e questo certamente non gli giova.

Il 4 agosto ha scritto l’ennesima lettera al Corriere del Giorno, questa volta per contestare la visita a Taranto del nuovo segretario di Rifondazione Comunista.

In fatto di ambiguità pure Ferrero non scherza: oggi si erge a rivoluzionario e a restauratore dell’ortodossia comunista; per due anni ha fatto parte di un governo fallimentare che di sinistra aveva solo i braccioli delle sedie e si è reso complice a pieno titolo dello squallore prodiano. Ma Ferrero, per prendersi i primi fischi degli operai, ha scelto i cancelli dell’ILVA e la moina sotto le finestre di Riva deve aver irritato il nostro Walter Scotti, che è subito scattato a ringhiare a difesa del padrone delle ferriere.

“Il segretario del partito di Rifondazione comunista – scrive il barbuto pittore - nonostante la sonora sconfitta alle ultime elezione politiche, continua a mostrare i muscoli!”

E già qui ci sarebbe da dire. Scotti sembrerebbe prescrivere un dignitoso silenzio dopo le sconfitte elettorali. Ma dimentica che alle amministrative del 1996 lui ottenne un risultato penoso (1,5 %) con il partito di cui era presidente cittadino e capolista (poi sveleremo quale...).

Andiamo avanti. Scotti riconosce un merito a Veltroni: “Una delle cose che Veltroni ha fatto è stata quella di isolare sia i Verdi che Rifondazione comunista. E’ vero che Veltroni è stato sconfitto ma è pur vero che ha evitato la presenza in parlamento di partiti estremisti!

Il radicalismo non paga! La democrazia ha sconfitto in tutta Europa le frange estreme”.

Comunisti estremisti! – esclama Scotti.

Viva l’isolamento dei Verdi e la loro esclusione dal Parlamento!

    Avrete già capito che il partito affossato dal capolista Walter Scotti alle Comunali del 1996 era quello dei... Verdi, alleato di Rifondazione Comunista a sostegno di un Ezio Stefano sconfitto da De Cosmo.

Sempre nel 1996 e sempre sul Corriere del Giorno, lo stesso (lo stesso?) Scotti tuonava contro coloro (Cito e AT6) che sbandieravano lo spauracchio dei “comunisti”: “Solamente tre persone in Italia non si sono accorti (sic) che il Muro di Berlino è caduto: Berlusconi, Cito e la signora Ida Vescovo” e poi passava ad elogiare le regioni “rosse”. Il titolo della lettera era Ecco perché i Verdi sono di centrosinistra. [1]

Un altro Walter Scotti.

Ma c’è una foto che mi ha addirittura commosso e in cui stento a riconoscere l’attuale portabandiera dell’ILVA e di Emilio Riva.

Ve la mostro, ma siate pronti alle emozioni forti.

Questa è tratta dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 gennaio 1996. Camicia scura, cravatta chiara, sigaretta in bocca, il pittore tarantino siede tra i militanti del Centro Sociale “Città Vekkia” e i rappresentanti dei Cobas, tra cui Salvatore Stasi, che per l’autorità giudiziaria italiana (evidentemente ignara della caduta del Muro di Berlino...) risulterà per un certo periodo indagato quale sovversivo di estrema sinistra. Scotti chiamava alla mobilitazione contro tutte le mafie e i poteri forti della città e denunciava le condotte aggressive poste in essere dall’allora sindaco Cito.

Al quale, però, in una lettera privata (poi sputtanata dallo stesso Cito) aveva dato la disponibilità a ricoprire il ruolo di assessore alla cultura, confidando  fiducioso nel “nuovo corso” del telepredicatore. Ma lasciamo perdere. [2]

Verde, ambientalista, amico dell’ultrasinistra più estrema, nemico dei poteri forti. Altro che “il radicalismo non paga!” Quest’uomo ha seri problemi di identità se consideriamo anche la candidatura nel PDS nel 1993, la disponibilità ad entrare in una giunta di estrema destra nel 1994 e la sua convinzione di essere socialista “da una vita”. [3]

Ma a me piace ricordarlo così...

 

NOTE:

(1) SCOTTI, W., Ecco perché i Verdi sono di centrosinistra, “Corriere del Giorno”, 3 mag 1996.

(2) SCOTTI, W., La mia proposta scaturiva dalla fiducia nel “nuovo corso”, “Corriere del Giorno”, 2 set 1994. In una conferenza stampa Cito preannunciò l’imminente composizione della propria giunta escludendo che il pittore Walter Scotti sarebbe stato il nuovo assessore alla cultura anche se costui “gli avrebbe proposto la sua candidatura inviandogli una lettera”. Cito lo escluse in ragione di una precedente candidatura di Scotti nelle liste del PDS (sì, è stato anche nel PDS...).

(3) SCOTTI, W., Io, “verde” per caso, socialista da sempre, “Corriere del Giorno”, 19 apr 2007. Scrive: “Dopo che Minervini fu sconfitto da Cito iniziai la mia personale campagna contro questi”...! Bella la campagna contro Cito: gli si è offerto come assessore alla cultura...!

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